Bentornata a casa
Bertornata a casa. Non è la figlia che torna dall’università o dalle vacanze o da chissà quale fuga, o la mamma che torna dall’ospedale. Bentornata a casa ce lo troviamo scritto con caratteri da murales su un grande lenzuolo bianco che era ad attenderci e adesso ci accoglie qui nella piazza del santuario della Madonna dell’Apparizione. Arriviamo questo sabato sera 26 luglio 2008 con la grande processione che si è mossa lentamente e confusamente, in mezzo a una folla strabocchevole, dalla Chiesa di Ognissanti di Pellestrina, dove l’immagine della Madonna dell’Apparizione è stata alloggiata come ospite per tre anni, quanti ne sono occorsi per il complesso restauro del Santuario. Abbiamo la chiara impressione che non della partenza, del trasporto e dell’arrivo di un’immagine si tratta, ma del passaggio e della compagnia di una persona vivente. Chi ha detto che l’immagine della Madonna dell’Apparizione è solo un quadro ‘dipinto da mano ignota’? Questa è la Madre che ha rivolto i suoi occhi verso i figli che sono andati a trovarla, ha udito i loro sussurri e le loro invocazioni e persino le attese e i lamenti del cuore. La Madre accudita, vezzeggiata, incoronata, e ora anche abbellita ancor più dalle dodici stelle che ne circondano il capo e dalla luna sotto i suoi piedi: tutto in oro bianco massiccio. Oro bianco che fa un singolare contrasto con l’oro giallo e le striature delle due corone, quella sulla testa della Madre e quella sulla testa del Bambino. L’oro per le stelle e la luna, come cinquant’anni fa è accaduto per le due corone, è stato donato a manciate dalle famiglie del paese e gli incaricati della Curia si sono trovati impacciati a setacciarlo, valutarlo, lavorarlo, per giungere a questo straordinario risultato. “T’incoronano dodici stelle… e la luna s’incurva d’argento…”. Il canto popolare, innalzato da una potente voce di donna solista e clamorosamente partecipato da tutto il popolo, acquista la densità di una concretezza riconosciuta fino alla profondità del volto e del cuore della Madre. I trenta uomini che prendono sulle spalle la ‘macchina’ per il trasporto della Madonna dell’Apparizione sono i papà dei bambini della prima comunione, e i loro piccoli in vestina bianca si incanalano a sostenere il lungo velo del manto della Vergine Santa. Ho visto uno di questi giovani papà, dopo che la Madonna è stata deposta nella sua vera casa rimessa a nuovo, avvicinarsi al parroco, stringergli le mani e dirgli: “Grazie per l’onore che mi ha dato di portare anch’io la Madonna’. E’ una Donna, una Madre, una Presenza da secoli riconosciuta e amata. Qui non vediamo ripetere una tradizione. Non si tratta di rifare oggi quello che si faceva in passato, ricostruendo la teatralità delle strade addobbate, una volta con archi di tamerici, ora con filari di nastrini volanti di tutti i colori e con luci che si rifrangono sulle pareti delle case. Qui si realizza quello che Papa Benedetto chiama la ‘tradizione vivente’ della Chiesa, cioè un fatto accaduto nel passato, che si ripresenta e viene partecipato da un popolo reale, che crede e che vede. Protagonista è appunto il popolo, che vibra cantando e battendo le mani al passaggio e al saluto di una persona cara. “Torna alla nostra terra – dice l’inno – oh torna ancora”. Adesso sei tornata, adesso sei a casa tua, le dicono. Potrà dispiacere non trovarla più nell’altarino della Chiesa d’Ognissanti, quieta come un’anziana madre seduta nell’angolo della cucina. Ora risplende come una perla lucente nel bianco tesoro del suo tempio rinnovato, ridiventato così bello da far dire che dunque non siamo noi i primi a voler bene alla Madonna dell’Apparizione; generazioni di cristiani, con i loro preti e i loro capi, hanno costruito e abbellito questo gioiello in faccia alla laguna, nel cuore della gente di Pellestrina. Una sequenza di volti risaltano nella memoria, le anziane donne e i bambini, i giovani e gli uomini dei tempi andati, i parroci e rettori ferventi e combattivi, buoni e generosi, Monsignor Ferruccio, don Felice, don Rino, don Danilo, i quali forse si sentono evocati nell’improvviso scoppiettio dei fuochi d’artificio che brillano in laguna dando l’ultimo saluto alla Madonna che fa l’ingresso in Santuario. La Madre volge ancora a noi i suoi occhi misericordiosi, e sorride con una mossa sottile delle labbra, seduta sul trono regale in mezzo al suo popolo, certa del dono che Lei stessa ha ricevuto.
Don Angelo
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