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Bellezza della vita
“Me la sono guardata e girata tra le mani per tre giorni. Gli occhi, le orecchie, il corpo, le dita, i piedini… Perfetta. Minuta e perfetta. Ma chi l’ha fatta, chi me l’ha data?” Così mi dice la giovane mamma che viene a chiedermi il battesimo per la piccola. Rimango stupefatto di fronte a lei, non solo per il prodigio della sua bambina, ma anche per la semplicità disarmata del suo sguardo di mamma. Ci alziamo ogni mattina e la vita c’è sulla soglia di casa. Ci sono gli altri, c’è il sole e c’è la pioggia, la strada, l’aria, la chiesa. Ci alziamo ogni mattina e Lui c’è, la certezza della vita, il Vivente oltre ogni limite Se non travolgiamo subito il fiotto di vita con la valanga delle nostre pretese, con il tritacarne delle nostre preoccupazioni e il cumulo dei nostri programmi, la vita ci si presenta limpida e libera davanti all’anima.Una mattina a Messa ci raggiunge l’episodio del Vangelo: “’…Tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono qui fuori e ti cercano’. Ma egli girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno disse: ‘Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà del Padre mio, costui è mio fratello, sorella e madre’”. Per sperare, occorre aver ricevuto una grande grazia, dice Péguy. La speranza di Pietro, Giovanni, Andrea poggiava in Gesù, uno a cui davano del ‘tu’. Era una Presenza: quando si svegliavano alla mattina, intorpiditi perché avevano dormito all’aperto e Lui aveva passato tutta la notte a pregare, Giovanni, Andrea e Pietro sentivano che su quell’uomo potevano fondare la loro speranza. Gesù ci chiama tra i suoi familiari. Questo ci basta e lo vorremmo comunicare a tutti. Anche al giovanotto che non sente subito la mia scampanellata perché sta ascoltando musica in casa a tutto volume; non va a scuola, non lavora. “Non c’è niente in questa città”, mi dice, “non c’è vita, non ci si diverte. E’ una noia. Se avessi soldi, girerei”. “Come il figlio prodigo - gli dico - poi ti stanchi e torni a casa”. Gli racconto del giovane missionario in Siberia, che fino a vent’anni non faceva religione a scuola e non era cresimato; quando ha visto altri vivere in un modo bello e interessante, ha voluto provare anche lui. Al mio giovane amico dico che, ora che il missionario è partito, gli darò da leggere la sua vita: “Vieni a trovarmi!”. Chissà se un lume di speranza gli brillerà in cuore. Occorre aver già sperimentato una grande grazia, per accorgersi del dono presente.

L’immaginazione atea
Me ne esco dal condominio e mentre mi avvio lungo il marciapiede nel buio della sera invernale, provo a immaginarmi senza Dio. La signora mi ha accolto cordialissima, come sempre; la benedizione me l’avrebbe anche lasciata dare; sarebbe bastata una piccolissima forzatura da parte mia, lei l’avrebbe sopportata in pace. Questa volta mi sono limitato a scambiare qualche parola di saluto, e me ne sono uscito senza pronunciare alcuna preghiera. Ma, chiusa alle mie spalle la porta e scese le scale e ripresa la strada, ho provato a immaginarmi senza fede, senza Cristo, solo con me stesso e con i brandelli della mia vita. Che cos’è la vita senza Cristo, che cos’è la storia senza Dio? Che cosa sono queste giornate chiuse in se stesse, queste persone circoscritte nel loro orizzonte? La vita qui comincia e qui finisce. L’azione, l’affetto, la bontà, la giornata, i legami, le imprese, il presente e il futuro e anche il passato: tutto qui comincia e qui finisce. Come il cerchio che il bambino disegna per gioco sul terreno. La mia azione vale solo per il successo che mi esalta o l’insuccesso che mi schiaccia. Nessuno c’è al quale posso offrirla. Il mondo è vuoto al di là delle case e degli alberi e delle stelle. Non c’è nessuno che mi pensa mentre io penso, nessuno che mi ama già da prima che io ami, nessuno che mi attende là fuori. Inutile desiderare l’infinito. Posso cercare risposta solo in me stesso o forse nel cuore di un amico. Inutile attendere quello che la vita non può dare. Inutile sperare. Ci basti la nostra felicità triste. Ci basti fare del bene quando possiamo; sperando di averne sempre voglia. Tutto qui.
Mentre cammino tra le buche del marciapiede, anche l’aria fresca della strada pare mi venga incontro per soffocarmi. Cammino più veloce, ho fretta di arrivare a casa. Ho fretta di tornare in Chiesa. Di riconoscere gli spazi di una presenza, i segni di un Avvenimento accaduto e presente, che ha toccato le pareti della storia e invaso le profondità del cuore. Non mi sopporto in questo cielo vuoto che svuota anche la terra, la vita, le ore della giornata. “Non mi riconoscerei più, se non ti sentissi più parlare, se non potessi più riconoscere il suono della tua voce”. Non saprei più guardare il mondo né più ritroverei più i volti conosciuti, né il mio stesso volto. “Stare con Cristo è più che utile, è essenziale per vivere”, mi raggiunge in strada l’sms di un amico.



La pubblicità del Nulla
“Sono a Barcellona, - mi scrive un amico - qui nei bus pubblici è affissa una pubblicità che dice: ‘Dio non esiste, smetti di preoccuparti e goditi la vita’”. Il mio amico ha preso l’aereo per Barcellona subito dopo aver partecipato al funerale di un carissimo amico comune. Abbiamo vissuto insieme una circostanza grandiosa e drammatica che ci ha fatto toccare con mano la Presenza divina che accompagna la vita nella malattia, nel dolore, nella morte, aprendo rapporti e generosità impensabili. A familiari e amici sono state donate una pace e perfino una gioia che non sono seminate in nessun campo del mondo. E questa stolta pubblicità, che qualcuno vorrebbe imbarcare anche nelle fiancate dei bus delle nostre città, pretende di venderci un prodotto del Nulla che cava gli occhi e svuota il cuore. Non sa che noi abbiamo già visto che Dio è qui, nei miracoli che ci accadono intorno. L’abbiamo toccato perfino nella morte di un amico.
L’abolizione di Dio fa precipitare l’uomo in caduta libera sullo scivolo del piacere e del successo, dell’economia e della morale, della politica e della medicina. Sostanzialmente, l’abolizione dell’uomo, ‘costruito’ in laboratorio e programmato secondo una certa ‘misura’ di salute, di benessere, di anni; l’uomo cancellato quand’è fuori schema o cliché. L’ invito pubblicitario sul bus non dice cose diverse da quelle presenti ogni giorno nella carta patinata di riviste e in programmi tv: un uomo ‘liberato da Dio’ e ‘che si gode la vita’. Risultato: un uomo che non trova più la strada della felicità, non è più capace di fare uno sforzo, di sopportare il dolore e di guardare in faccia la morte, non si pone più il problema di una solidarietà reale con il prossimo ma si preoccupa solo di quello che può disturbare la sua tranquillità in pantofole o sulla pista di sci. La stanchezza e rassegnazione di tanti giovani, insieme con la noia che li porta a snobbare regole morali e orari della giornata e della settimana, sono lo specchio del nostro presente e del nostro futuro.
Da dove ci verrà l’aiuto? La speranza viene ancora dal cuore dell’uomo, mai completamente corrotto, mai completamente disfatto, che domanda di sporgersi al di fuori dall’abisso del nulla. L’umanità, il singolo uomo, riprende a vivere anche dall’abisso più profondo. La speranza viene ancora da Cristo, che innesta un nuovo un principio di sanità, un motore di vita, di bellezza, di amore, e da chi lo segue. Il Dio abolito torna sempre a bussare alla porta del cuore.
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Elenco dei giorni