Dono di sé commosso
All’incontro diocesano dei giovani don Firmino è venuto da solo. All’ultimo momento hanno dato forfait i tre giovani prenotati, una per motivi di salute, gli altri due in coda. Allora il prete ha fatto da battistrada venendo da solo. Nei giorni seguenti potrà raccontare ai tre e agli altri, di essersi trovato in una chiesa piena di giovani, testimonierà che si è trattato di un’esperienza intensa di ascolto e preghiera e condivisione, dirà che anche l’accoglienza della parrocchia ospitante è stata bella. Non è raro che un prete si trovi a vivere da solo un’occasione che lui stesso aveva proposto ad altri e a tutti. Trovarsi da soli è un sacrificio che indica una cosa semplice: ci si muove sempre in prima persona, per un vantaggio personale, per un bene della propria vita. Questa è la condizione primaria che permette di dare testimonianza. Fare le cose per un incarico che ci è stato trasmesso, senza coinvolgere se stessi, appesantisce e lascia aridi. La sola volontà di ‘servizio’, anche generosa, può generare alterigia e sfinimento. Quando giunge a conclusione l’incarico affidato si finisce con l’interrompere ogni interesse per quell’ambito di vita pastorale, se ci si stava dentro con i piedi e non con il cuore. Non è possibile immaginare un prete che agisce come un funzionario, sia pure diligente, un prete che rispetta le indicazioni del mansionario, riceve solo per appuntamenti prefissati, è bloccato nei suoi orari e nei suoi schemi e non si lascia sorprendere e sconvolgere da ciò che accade e che lo invade, dai bisogni minuti o gravi che incombono ad ogni istante. E’ una cosa scomoda e bellissima non potersi sottrarre alla vita che ci prende, alle persone che ci incrociano: anche quando poi accade che la nostra debolezza ci fa comunque scantonare e sempre dobbiamo domandare di essere guardati con misericordia. La carità è un dono di sé, come ha fatto Gesù, un dono di sé commosso, come Gesù si commoveva davanti alla donna di Naim, davanti al destino di Gerusalemme, davanti all’amico Lazzaro, e sussultava di gioia al vedersi accolto da Marta e Maria e da tutti i poveri amati dal Padre. La gente che ci gira intorno non vede prima di tutto la nostra opera, ma la nostra faccia e il cuore. E’ una grazia da chiedere sempre: quella di starci con passione e speranza, con dedizione e gratuità, anche quando – come l’amico prete di cui sopra – si ci dovesse mettere in viaggio da soli. Nei tempi di Dio anche il seme caduto in terra e marcito potrà spuntare alla luce.
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