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Avvenire, venerdì 4 dicembre, p. 30, Con Angelo Busetto la teologia diventa vita quotidiana (M. Schoepflin)

«È una grazia riconoscere Colui che ci viene incontro mentre camminiamo in ricerca e ci tende la mano soccorrendo la nostra debolezza e abbracciando la nostra attesa. Quando questo incontro accade, inizia l’esperienza di una nuova vita e nascono rapporti che rigenerano il cuore e la mente. Le pagine che seguono documentano alcuni di questi passaggi: il desiderio e l’attesa del cuore, l’incontro sorprendente, il luogo umano in cui si comincia a vivere, la parola che svela il senso di tutto, l’esperienza della vita nuova». Sono queste alcune delle suggestive parole con cui don Angelo Busetto introduce il suo libro. L’autore è parroco a Chioggia, ha insegnato Teologia dogmatica a Padova nella Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale e non è nuovo a esperienze di scrittura, avendo già pubblicato vari interessanti testi di natura pastorale e teologica. Vittorio Messori, che ha firmato la presentazione del volume, indicando il senso dell’opera scrive: «All’origine del cristianesimo c’è un avvenimento, un accadimento storico: Dio che si incarna e si fa incontrare per le strade della Palestina di duemila anni fa. Il cristianesimo è la persona di Gesù Cristo, che i primi testimoni incontrano e seguono, sperimentando l’amicizia e la familiarità con Lui». Messori sottolinea l’originalità del fatto che sia un parroco a parlare di teologia mediante la narrazione di esperienze, frammenti di vita, racconti che si svolgono nel quotidiano, sulle strade, laddove, cioè, il cristianesimo è iniziato, giungendo poi sino a noi. Il libro è suddiviso in cinque parti. La prima affronta il tema dell’attesa e permette al lettore di riflettere sulla natura dell’uomo portato a ricercare nelle più disparate direzioni i modi e i mezzi per soddisfare il suo desiderio di vita.
Nella seconda l’autore afferma che la risposta più adeguata a soddisfare questo desiderio è Gesù Cristo, perché né la filosofia, né le scienze umane sanno fornire risposte definitivamente esaurienti. La terza parte è imperniata sull’evento dell’Incarnazione: il cristianesimo non nasce da una costruzione filosofica ma «da quello che Dio fa accadere quando Egli stesso entra nella storia». Successivamente, Busetto sviluppa il tema del significato dell’annuncio e dell’ascolto: Cristo ha parlato e ha agito, gli apostoli hanno raccontato e vissuto, la comunità insegna e testimonia, ed è questo che conduce l’uomo a una fede personale e consapevole. Nella parte conclusiva, l’autore propone alcune intense riflessioni sulla bellezza della vita cristiana e sulla gioia dell’annuncio evangelico.
Angelo Busetto
TEOLOGIA DALLA STRADA
Marietti 1820 Pagine 206. Euro 16,00


Nella stessa BARCA
di SPERANZA

Cari fratelli e sorelle!
In questa domenica iniziamo, per grazia di Dio, un nuovo Anno liturgico, che si apre naturalmente con l’Avvento, tempo di preparazione al Natale del Signore.
Nel ciclo annuale presenta tutto il mistero di Cristo, dall’Incarnazione e Natività fino all’Ascensione, al giorno di Pentecoste e all’attesa della beata speranza e del ritorno del Signore. Il centro della liturgia è Cristo, come il sole intorno al quale, al modo dei pianeti, ruotano la Beata Vergine Maria – la più vicina – e quindi i martiri e gli altri santi che in cielo cantano a Dio la lode perfetta e intercedono per noi. Questa è la realtà dell’Anno liturgico vista, per così dire, "dalla parte di Dio". E dalla parte – diciamo - dell’uomo, della storia e della società? Che rilevanza può avere? La risposta ce la suggerisce proprio il cammino dell’Avvento, che oggi intraprendiamo. Il mondo contemporaneo ha bisogno soprattutto di speranza: ne hanno bisogno i popoli in via di sviluppo, ma anche quelli economicamente evoluti. Sempre più ci accorgiamo che ci troviamo su un’unica barca e dobbiamo salvarci tutti insieme. Soprattutto ci rendiamo conto, vedendo crollare tante false sicurezze, che abbiamo bisogno di una speranza affidabile, e questa si trova solo in Cristo, il quale, come dice la Lettera agli Ebrei, "è lo stesso ieri e oggi e per sempre" (13,8). Il Signore Gesù è venuto in passato, viene nel presente, e verrà nel futuro. Egli abbraccia tutte le dimensioni del tempo, perché è morto e risorto, è "il Vivente" e, mentre condivide la nostra precarietà umana, rimane per sempre e ci offre la stabilità stessa di Dio. E’ "carne" come noi ed è "roccia" come Dio. Chiunque anela alla libertà, alla giustizia, alla pace può risollevarsi e alzare il capo, perché in Cristo la liberazione è vicina (cfr Lc 21,28) – come leggiamo nel Vangelo di oggi. Possiamo pertanto affermare che Gesù Cristo non riguarda solo i cristiani, o solo i credenti, ma tutti gli uomini, perché Egli, che è il centro della fede, è anche il fondamento della speranza. E della speranza ogni essere umano ha costantemente bisogno.

Cari fratelli e sorelle, la Vergine Maria incarna pienamente l’umanità che vive nella speranza basata sulla fede nel Dio vivente. Lei è la Vergine dell’Avvento: è ben piantata nel presente, nell’"oggi" della salvezza; nel suo cuore raccoglie tutte le promesse passate; ed è protesa al compimento futuro. Mettiamoci alla sua scuola, per entrare veramente in questo tempo di grazia e accogliere, con gioia e responsabilità, la venuta di Dio nella nostra storia personale e sociale.

Papa Benedetto, Angelus. Prima domenica di Avvento 2009


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